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Esportiamo anche bravi pizzaioli

Intervistiamo Antonio Starita sulla pizza a New York

Antonio-Starita-Roberto-Caporusico.jpgLo scorso 6 febbraio New York s’è svegliata con un locale di pizza in più che in pochi mesi è diventato popolarissimo. È la pizzeria “Don Antonio by Starita”. La notizia dell’apertura di questa nuova pizzeria è rimbalzata su tutta la stampa newyorkese, a dimostrazione dell’impatto che ha avuto sulla città. La pizzeria nasce dall’incontro del maestro pizzaiolo Antonio Starita di Napoli (della Pizzeria Starita a Materdei) e di Roberto Caporuscio del Keste Pizza e Vino di New York. In questa pizzeria si gustano pizze tradizionali e nuove ricette, con ingredienti per la maggior parte importati dall’Italia (come la impareggiabile mozzarella di bufala). Tra le pizze ci sono la Montanara Starita (Pizza fritta condita con salsa di pomodoro e mozzarella di bufala affumicata) o la Sorrentina (Mozzarella di Bufala affumicata, limoni a fette e basilico) che hanno deliziato i palati dei newyorkesi che, da subito, hanno eletto la pizzeria locale cult.


Don-Antonio-by-Starita-Interior.jpgAntonio, come mai hai deciso di aprire una pizzeria a New York? Da dove nasce questo progetto?
«Il nostro progetto nasce per far conoscere agli americani la vera pizza napoletana; tutto questo è nato grazie al grande appoggio di mio nipote Roberto Caporuscio, grande conoscitore dell’arte culinaria americana. Ho voluto questo progetto anche per dare una secca smentita a tutte quelle persone che sostengono che la vera pizza napoletana si fa solo a Napoli e per confermare che insieme ai prodotti che si esportano bisogna esportare anche dei buoni pizzaiuoli».

A New York com’è vissuto il cibo?
«Secondo il mio parere anche per gli americani il cibo rappresenta un rito importante perché in questa terra si confrontano diverse tipologie di cucine; per noi italiani è una battaglia da vincere, se si vuole esportare i nostri prodotti».

E la pizza?Don-Antonio-by-Starita-PIZZA2.jpg
«La pizza per New York è un’alternativa al fast food e noi vogliamo far sì che la nostra tipologia di pizza, la napoletana, prevalga su le altre.
Qui, come tutte le cose, la ristorazione è un modo di vivere molto differente dal nostro, con tutte le sue abitudini. Noi non ci siamo messi in testa di modificarle, ma assecondarle e cercare di far conoscere anche il nostro modo di lavorare».

Ma quale tipo di cucina va per la maggiore?
«Trattandosi di un paese multietnico, è un continuo confrontarsi di cucine, ma certamente quella italiana è una delle maggiori realtà emergenti negli Stati Uniti. Direi però che per aprire un ristorante a New York ci vuole molta competenza ed esperienza, sia sul cibo, sia sul modo di vivere degli americani».


07/05/2014

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